Specola, ovvero obelisco digitale




di Venator Animarum

All’Artificioſa Rota, nel centro dell’Anfiteatro della memoria si erge questo nostro obelisco, come tanti ne sono stati innalzati nella storia dell'umanità, trasportati dalla soma di bestie giganti come elefanti, o dalla forza di moltitudini potenti di muscoli, di membra umane; ma codesto nostro è elevato qui soltanto dalle dita, più simile a una specola poi, la quale di per sé è molteplice, e si articola e modella a seconda della direzione, e quindi del canale ove possa essere orientata, nelle virtualità, o anche nella realtà, desiderate.

Principalmente il suo scopo è strumentale: occorre infatti a chi voglia far uso dell’Opera Mnemonica, per incanalare informazioni e convogliarle verso un archivio, forse mobile e ordinatore più che ordinato e immutabile, attraverso una preventiva memorizzazione nella rete. Ma in ogni caso è reso contingente dal tempo e dallo spazio, e può e possa ben fungere da Atanor per l'ispirazione creativa e per l'artificio.

La sua natura più elementare la si riconosce meglio nell’Instagram, all'interno di quello che appare come un obelisco fotografico, una specola che osserva e fa vedere, le cui immagini unite a segni e parole possono celare in sé tasselli combinatori di un senso compatibile più o meno esteso, comunque estendibile, cui si possa dare una o altre interpretazioni, la prima delle quali spetta sempre all'Autore.

Alla base, dove sta la parte che si potrebbe definire più grezza, e quindi primitiva dell’obelisco, come tesoretto di fondazione fuso nel batacchio metallico di una porta, a domandare un’apertura, nell’Uroboro Sacro sta il Fiore della Rinascita, dal cui gorgo di petali è come se fuoriuscissero radiose le parole della buona memoria: “Io desidero e voglio l'Eterno Fiorire, la Primavera Perpetua, l'Amore Infinito, il Sogno Senza Tempo, l'Estasi Sempiterna, la Gioia Perennemente Feconda……. la Vita per sempre!”

E così via con sé tutti i desideri che l’umano essere probabilmente desidererebbe siano esauditi, ma per cui talvolta invece si domanda solamente, sul perchè non siano possibili, oppure alle volte, come potrebbero esserlo.

Ed è in questo obelisco, si dice, si vuole, si pensa, che le impressioni della memoria abbiano incisa come glifi la loro testimonianza, in fabricaturo e duraturo scalfire - o meglio sarebbe oggi dire digitare - con segni simboli immagini parole suoni gesti gusti azioni digitate delle più possibili escogitabili concepibili e generabili nella molteplicità dell'umana natura.

La quale, d’un sapere pur sempre relativo e perfettibile, con conoscenza e ingegno realizza anche quest'atto d'artificio, e attraverso invenzioni e creazioni dà vita a pensieri e opere, e con ciò crea forme e spazio nel tempo e nell’universo.




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