“Intanto hanno hackerata La Sapienza”
- Artificioſa Rota

- 20 minuti fa
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Φ
Capitolo 6226
“Intanto hanno hackerata La Sapienza”
L’immagine in bianco e nero rivelava una verità che nessuno voleva ammettere: il campus universitario, visto dall’alto come un organismo geometrico perfetto, era già compromesso. Le luci ancora accese in alcuni edifici - puntini bianchi nella notte digitale - segnalavano terminali che non avrebbero mai dovuto essere online a quell’ora.
“Intanto hanno hackerata La Sapienza,” disse Matteo senza staccare gli occhi dal monitor, la voce piatta come sempre quando le notizie erano pessime.
Sara si avvicinò alla finestra. Da lassù, dal settimo piano del palazzo di vetro, poteva vedere le stesse strutture dell’immagine satellitare, solo da un’angolazione diversa. Più umana. Più vulnerabile.
“Quando?”
“Trentasette minuti fa. Hanno preso il sistema di gestione degli accessi, i server delle biblioteche digitali, e…” Matteo esitò.
“E?”
“Il database delle ricerche in corso. Tutto il Dipartimento di Fisica Quantistica.”
Il silenzio che seguì aveva il peso del cemento armato. Mesi di lavoro, anni di ricerca, terabyte di dati sperimentali. Ma soprattutto: la chiave. Il protocollo Φ che avevano sviluppato in collaborazione con il team di Roma era lì, sepolto tra file apparentemente innocui di esperimenti sulla decoerenza quantistica.
“Loro sanno cosa cercare?” chiese Sara, anche se conosceva già la risposta.
“Se non lo sapevano prima, ora sì. L’attacco è stato chirurgico. Hanno ignorato tutto il resto - amministrazione, didattica, persino i dati medici del policlinico. Sono andati dritti al cuore.”
Nell’immagine, il campus sembrava una circuiteria stampata, un microchip urbano dove l’informazione scorreva lungo viali e corridoi invece che su tracce di rame. E ora quel circuito era stato cortocircuitato.
“Dobbiamo avvisare gli altri,” disse Sara.
“Gli altri sono già offline. Protocollo di emergenza attivato automaticamente alle 23:47.”
“E noi?”
Matteo finalmente si girò, il volto illuminato dal bagliore azzurrognolo dello schermo. “Noi siamo l’ultima copia. L’unica che loro non hanno ancora trovato.”
Sara guardò di nuovo fuori. Le luci della città si estendevano all’orizzonte, ignare. Milioni di persone che dormivano, lavoravano, vivevano, mentre sotto la superficie digitale si combatteva una guerra silenziosa.
“Quanto tempo abbiamo?”
“Difficile dirlo. Potrebbero risalire a noi in ore o in minuti. Dipende da quanto sono bravi.”
“Sono abbastanza bravi da hackerare La Sapienza in meno di quaranta minuti.”
“Appunto.”
L’immagine sul monitor cambiò, mostrando linee di codice che scorrevano troppo veloce per essere lette. Algoritmi di difesa che si attivavano e morivano in millisecondi, firewall che crollavano come castelli di sabbia.
“Esiste un piano B?” chiese Sara.
Matteo aprì un cassetto, ne estrasse una chiavetta USB dal design antiquato. “Esiste sempre un piano B. La domanda è: sei pronta a vivere come se fossimo nel 2005?”
Sara prese la chiavetta. Pesava pochissimo, ma conteneva tutto. Ogni formula, ogni esperimento, ogni speranza di completare il progetto Φ.
“Offline è meglio di compromesso,” disse.
“Offline è invisibile. Ma anche impotente.”
Un altro segnale luminoso si accese sull’immagine del campus. Poi un altro. E un altro ancora. Come una costellazione che si risvegliava, o come un virus che si propagava.
“Stanno espandendo il perimetro,” osservò Matteo. “Fra poco colpiranno le università collegate. Milano, Bologna, Napoli.”
“E poi?”
“E poi dipende da cosa vogliono davvero. Se è solo furto di dati, ci fermiamo qui. Se è sabotaggio…”
Non finì la frase. Non serviva.
Sara guardò ancora una volta la città dall’alto, quella geometria urbana che sembrava così ordinata, così razionale. Ma sotto quella superficie di luci e ombre, nei cavi in fibra ottica e nelle onde elettromagnetiche, si nascondeva un altro mondo. Un mondo dove La Sapienza poteva cadere in trentasette minuti.
“Iniziamo a copiare,” disse infine. “Tutto. Su supporti fisici, distribuiti, ridondanti.”
“Ci vorranno ore.”
“Allora è meglio iniziare subito.”
Matteo annuì e iniziò a digitare. Sara rimase alla finestra ancora un momento, la chiavetta stretta nel pugno. Nell’immagine riflessa sul vetro, vedeva il campus hackerato sovrapporsi alla città reale. Due layer della stessa realtà, uno digitale e uno fisico, ormai indistinguibili.
Il capitolo 6226 era appena iniziato, e già sapevano che non sarebbe finito bene.
Ma almeno sarebbe finito con Φ ancora nelle loro mani.
Ancora al sicuro.
Ancora libero.
Per ora.





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