La silenziosa guerra della grande Guerriera

Aggiornato il: 5 ott 2019

di Giacomo Cordova


La storia di questa donna è fatta di valore spirito e coraggio, già il suo nome lo dice bene.

Guerriera Guerrieri principia la propria esistenza a Cortona, dove nacque il 26 settembre 1902 da Guerriero Guerrieri, funzionario di banca, e Ida Dragoni, insegnante. Morirà nella stessa Cortona il 1º di novembre 1980, dopo una vita impegnativa, non priva di sacrifici, dedicata innanzitutto ai libri e alla difesa della conoscenza, lottando per la conservazione del sapere, e per la salvaguardia degli interessi del patrimonio culturale nazionale.  

Giovanissima, al seguito degli spostamenti lavorativi del padre, crebbe e si formò come studentessa classicista, frequentando il ginnasio e poi il liceo fra Cortona, Firenze e poi Napoli, dove ottenne il diploma in Paleografia e dottrine archivistiche presso l’Archivio di Stato, e nel 1926 si laureò a pieni voti in Lettere classiche con una tesi su Francesco Benedetti da Cortona, per poi due anni dopo iniziare la sua attività come volontaria presso la Biblioteca Nazionale.

Dopo l’esperienza formativa del riordinamento nel 1927 della biblioteca nella Reggia di Capodimonte, matura la decisione di lasciare l’attività didattica per lavorare come bibliotecaria. Già nel 1928 infatti avrà preso servizio come volontaria alla Biblioteca Nazionale, da poco trasferita a Palazzo Reale. Nel 1932, vinto il concorso, è ammessa di ruolo nelle biblioteche pubbliche governative, divenendo parte nel 1933 nell’organico della Nazionale. Qui, nei primi anni, in cui si dedicherà al reparto rari, avrà modo di realizzare una poderosa opera di ricostruzione e riorganizzazione della biblioteca, riconnettendone il cuore al tessuto culturale e quindi sul più ampio contesto storico della città, di cui era parte integrante e fondamentale.

In tempo di guerra, dal 1941 tutti i suoi sforzi saranno concentrati nella salvaguardia del patrimonio storico e bibliografico, anche oltre le proprietà della Nazionale.

Nel marzo 1942, quando inizia ad occuparsi personalmente della messa in salvo di materiali librari in luoghi strategicamente isolati, riesce a salvare dai bombardamenti manoscritti e incunaboli facendoli trasferire nel Monastero di Montevergine e dunque nel Palazzo abbaziale di Loreto, estendendo e intensificando poi l’azione di protezione e difesa anche ad altri volumi e parte dei cataloghi, trasferiti con ben millequattrocentotrentasette casse in ulteriori ricoveri presso Teano, Calvi Risorta, San Giorgio del Sannio e Aversa.

Ma soprattutto, la Guerrieri saprà opporsi con fermezza ai Tedeschi e alle truppe alleate, entrambi intenzionati ad appropriarsi del materiale.

La Biblioteca Nazionale riprenderà poi pienamente servizio pubblico nel 1945, una volta riuscita a riacquisire tutto il materiale.

Nel dopoguerra sarà quindi direttrice della Biblioteca Nazionale di Napoli, soprintendente bibliografica per la Campania e la Calabria, docente di biblioteconomia all’Università degli Studi di Napoli, nella Scuola di perfezionamento di per bibliotecari e archivisti, e al Magistero di Salerno, ricoprendo ruoli di presidenza nell’A.I.B. e presso la Società di archeologia, lettere e belle arti, dirigendo il Centro Rete del servizio nazionale di lettura.

Guerriera Guerrieri è stata nominata Grande ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica Italiana, insignita della medaglia d’oro dal Ministero della Pubblica Istruzione quale benemerita della scuola, della cultura e dell'arte.


Benedetto Croce di lei ebbe a dire:

“Noi studiosi di Napoli, e non di Napoli soltanto, dobbiamo alla dott. Guerrieri la salvazione di tutto il patrimonio librario della Biblioteca Nazionale e delle altre governative o vincolate a Napoli.

Essa curò di trasportarlo in luoghi per sottrarlo ai bombardamenti e agli incendi. Essa accompagnò sempre di persona i camions che trasportavano le casse, per vigilare che niente andasse perduto. Essa le trasportò a Napoli con quanta partecipazione non solo direttiva ma personale. Quando sulla fine del ’43 molte centinaia di quelle casse, che si trovavano in una casa religiosa di Calvi Risorta furono in pericolo perché le soldatesche americane se ne servivano per usi vari o anche le aprivano per curiosità, prontamente si rivolse a me, che pregai il generale Clark di concedere un paio di camions per riportarle a Napoli e depositarle nella Casa dei Padri dell’Oratorio; e il Clark molto cortesemente ci accontentò.

Se ora io penso che Napoli ha perso il suo Archivio di Stato, il suo Archivio Municipale, le biblioteche dell’Accademia Reale e della Pontaniana, ha avuta mezzo sepolta e non poco danneggiata dai bombardamenti la biblioteca della Società storica napoletana, e che invece, tutto il patrimonio delle biblioteche governative è salvo per l’amore e la devozione della Signorina Guerrieri.”


I diari di Guerriera Guerrieri, con i quali ella ci ha restituito una preziosa e appassionata testimonianza del proprio operato, umile e silenzioso, sono appunti notturni di incessanti e instancabili pensieri e preoccupazioni sulla sorte di tutti quei libri, e arrivando all’ultima pagina, il suo animo rasserenato può finalmente sospirare e guardare al glorioso futuro della biblioteca:


“Lentamente la vita della Biblioteca si è avvicinata alla normalità, ma c’è ancora moltissimo da fare. […]

È in particolar modo ora gradevole il ritorno a una consuetudine di lavoro che fu spezzata. […]

Ci accingiamo con nuova cura a completar collezioni, a colmar lacune, a rendere più utile e accogliente la Biblioteca allo studioso.

E che la bufera passata non sia che un ricordo amaro, quale di ammalato che torna alla vita e questa più apprezza e più sollecita tutela.”

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