Fior d'amareno

di Paolo Veronese


Fior d’amareno Ti schiudi, fiore d’amareno, specchio – distratta vita al sole qui gettata conca di meraviglia e coppa melodiosa in mille veli di seta ricamata – nel cono fragile un nido di spilli trapelano una cifra ignota, l’incipit del circolo di un tempo che non c’è. Rovescia il mio, che al passo si racconta in un prima e un dopo, un vagabondo che batte la collina, suona secco come l’erba brulla strappata a vizio e pencolante dalle labbra, un sigaro con il sapore della giovinezza. Non è nell’orologio inganno e morte? i secondi i minuti i giorni quale esistere possono mai marcare… Le mani le rughe il calcolo delle sconfitte, i giri di pista che avvicinano il traguardo – E questa assurdità in cui l’abisso ingoia ogni sapienza e ogni volere. Distratta vita, sconosciuta al mondo fragile finzione dell’eterno ritornare, rinascere, riassaporare in età acerba i frutti di promessa – amare no mostra il tuo calice dapprima, il soave spirito di bellezza ubriacato sino nelle vene del corpo ignoto terrestre. Seme, sintesi e numero, rapide traiettorie di vibratili api, concatenazione del cosmo qui compiuto: poi, in un soffio spento, artiglio che ti strappa, bellezza immotivata, strato dei nostri sogni capillari, luce in gioiose retine, interminabile stupore e consumarsi in fretta e silenzio nei battiti di un pendolo che segna il significato astratto delle paure. Ciò che chiamo il mio tempo non è più vero di questa rara infiorescenza tattile che sfiora appenai sensi e le mie palpebre dove profondo inspira il molle sacco dei polmoni; dove la senescenza ha appreso l’istante e sa impossibile il fermare, inchiodare a qualche pagina quel che è concreto, e ininterrotto, un filo teso ai millenni, all’eterna nascita. Al nostro morire è solo l’ornamento un simbolo che spunta dall’ignoto a chiederci uno sguardo, e poi svanire dopo tre giorni, a sé trasfigurare in altro. Avremo frutto dalle amare rossastre cerase, le nostre labbra sapranno brevi baci e guance in fiamma per una stagione gelosa di attimi incalcolabili, nei nervi, nei guizzi di occhi che cercano altri occhi, di pelle che sfiora altra pelle, finché ci è dato il tempo solitario degli inganni. 31 III 2021




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