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De arte, de morte

di Paolo Veronese da Maderno



Il soffio che è l’umano, imprevedibile

gioco di dadi contro la coscienza


filo che tesse al telaio invisibile

Cloto l’antica, o la reminiscenza


d’essere battito, frase di sistole

tesa nel muscolo, “intelligenza”…


--


Breve sonno che ti divora e mastica

l’amara sete del risveglio, o mente!


che tremavi fra olimpi e or muti in plastica

la tua presenza, e vaghi a lume spento


in tenebre e follie di luce elettrica

a ricercare un capo al tuo presente -


--


Dov’è l’Anima? quel volo dove l’albatro

rifaceva le rotte dell’eterno


e d’ogni palpito dell’ala viscera

e dolore sentiva, il cavo interno


a farsi voce e grido e precipizio

ogni suo istante, sangue del suo sterno…


--


Dove è l’urna che ti recinge e blatera

parole e vanità d’ogni vissuto?


sotto la terra quale pianto o satira

ti rode le ossa, o carme impallidito -


quale Arte ha nome che osi sopravvivere

nell’orto di quel mondo ora impazzito?


Guercino, Et in Arcadia ego
Guercino, Et in Arcadia ego

 
 
 

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