De arte, de morte
- Artificioſa Rota

- 2 mag 2025
- Tempo di lettura: 1 min
di Paolo Veronese da Maderno
Il soffio che è l’umano, imprevedibile
gioco di dadi contro la coscienza
filo che tesse al telaio invisibile
Cloto l’antica, o la reminiscenza
d’essere battito, frase di sistole
tesa nel muscolo, “intelligenza”…
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Breve sonno che ti divora e mastica
l’amara sete del risveglio, o mente!
che tremavi fra olimpi e or muti in plastica
la tua presenza, e vaghi a lume spento
in tenebre e follie di luce elettrica
a ricercare un capo al tuo presente -
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Dov’è l’Anima? quel volo dove l’albatro
rifaceva le rotte dell’eterno
e d’ogni palpito dell’ala viscera
e dolore sentiva, il cavo interno
a farsi voce e grido e precipizio
ogni suo istante, sangue del suo sterno…
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Dove è l’urna che ti recinge e blatera
parole e vanità d’ogni vissuto?
sotto la terra quale pianto o satira
ti rode le ossa, o carme impallidito -
quale Arte ha nome che osi sopravvivere
nell’orto di quel mondo ora impazzito?





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