𝔐𝔢𝔦𝔫 𝔎𝔞𝔪𝔭𝔣 𝔍𝔞𝔥𝔯𝔢 ℌ𝔲𝔫𝔡𝔢𝔯𝔱
- Artificioſa Rota

- 18 lug 2025
- Tempo di lettura: 2 min
di Venator Animarum
Hundert Jahre „Mein Kampf“… doch wer hat es gelesen? Wer besitzt jene konkrete Demut – und jene strategische Vernunft –, die erforderlich ist, um zu erkennen, dass man seinen Feind, wer auch immer er sei, nicht bekämpfen und überwinden kann, ohne ihn zuvor wenigstens gekannt zu haben?
Lo scrivo in tedesco, ma come farebbero gli Apostoli, è una frase che probabilmente varrebbe in tutte le lingue di questo povero mondo.
Una delle massime più fondamentali della ragione pratica è che nessun giudizio morale o politico sulle azioni di un altro soggetto può essere valido senza aver prima acquisito una conoscenza adeguata di quel soggetto. Per quanto riguarda la storia, in particolare quegli scritti che – come il Mein Kampf – non sono semplici documenti di errori individuali, bensì sintomi di una patologia più profonda della ragione, vale quanto segue: il semplice disgusto non è un sostituto della conoscenza.
Solo comprendendo il nemico – non nel senso di una richiesta di scuse, ma in quello di un’analisi critica e trascendentale della sua ideologia – si può condurre in modo giusto ed efficace una lotta che mira a essere più di una mera reazione emotiva. D’altro canto, chi si astiene dalla lettura per mera sicurezza morale corre il rischio di cadere nello schematismo di un giudizio meramente negativo, che non ha alcun potere di prevenzione o di superamento.
Non si tratta quindi solo di intelligenza strategica, ma anche di serietà morale, per affrontare il male – così come viene espresso nei testi – con i mezzi della ragione. In questo senso, l’umiltà della lettura non è segno di debolezza, ma condizione di possibilità di una resistenza illuminata.
Perché, per essere veramente seri, e cioè utilizzando il giusto umorismo che perciò ha un senso autentico, che “R”esistenza è quella che non porta alla Luce?
[N. B.: mio padre l’avrebbe scritto in un tedesco migliore]





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